Dai balconi di una casa a Finalpia si guarda il mare, ma basta voltarsi per vedere le colline che chiudono la baia. Dietro quel primo rilievo si apre uno dei luoghi più antichi e sorprendenti della Riviera di Ponente: l'Altopiano delle Manie, una distesa calcarea sospesa tra Finale Ligure e Noli, e ai suoi piedi la Val Ponci, la valle dei ponti romani. Sono pochi chilometri dalla costa, ma il paesaggio cambia del tutto: lecci, pini, macchia mediterranea, muretti a secco e silenzio. Qui la storia si misura in decine di millenni, dalla preistoria all'età imperiale.
Un altopiano sospeso tra Finale e Noli
Le Manie sono un pianoro carsico che si allunga alle spalle di Varigotti, modellato nel tempo dall'acqua che scorre più sottoterra che in superficie. La roccia è in gran parte la Pietra di Finale, il calcare chiaro e poroso che ha reso il Finalese famoso tra gli arrampicatori e che si ritrova nei palazzi e nelle chiese del territorio. Il risultato è un paesaggio di grotte, ripari sotto roccia e pareti che si aprono all'improvviso nel bosco.
L'altopiano si raggiunge in auto dalla costa in un quarto d'ora circa: dalla casa sono indicativamente 6-7 km di strada, con le ultime curve in salita. Lassù i sentieri sono numerosi e in buona parte poco ripidi, adatti a una camminata di mezza giornata anche con ragazzi abituati a camminare. Se volete unire mare e collina nella stessa giornata, potete poi scendere verso Varigotti, oppure dedicare un'altra mattina al Sentiero del Pellegrino, che da Varigotti corre a picco sul mare verso Noli.
L'Arma delle Manie, una casa di Neanderthal
Sul bordo dell'altopiano si apre l'Arma delle Manie, una grande cavità: in ligure la parola "arma" indica proprio una grotta o un riparo nella roccia. È uno dei siti preistorici più importanti del Finalese. Le ricerche, avviate nei primi anni Sessanta del Novecento, hanno restituito testimonianze della presenza dell'uomo di Neanderthal, che frequentò la grotta indicativamente tra 70.000 e 38.000 anni fa, e tracce più recenti di Homo sapiens negli strati superficiali.
La sua storia, però, non si ferma alla preistoria: fino agli anni Sessanta la grotta è stata usata come ovile, fienile, magazzino e perfino come frantoio per le olive. Oggi è un luogo di ricerca e va osservato con rispetto, senza toccare le pareti e senza entrare nelle aree delimitate. Una selezione dei reperti è esposta al Museo Archeologico del Finale, nel complesso di Santa Caterina a Finalborgo: vedere prima o dopo l'escursione gli strumenti in pietra trovati qui aiuta a immaginare chi abitava queste colline.
La Val Ponci, la valle dei ponti
Ai piedi dell'altopiano si allunga la Val Ponci, una diramazione della valle del torrente Sciusa, lo stesso che sfocia in mare proprio a Finalpia. Il nome deriva dall'antico Vallis Pontium, la valle dei ponti: di qui passava la Via Iulia Augusta, la strada che l'imperatore Augusto aprì nel 13 a.C. per collegare Vada Sabatia, l'odierna Vado Ligure, con la Gallia meridionale.
Di quella strada restano cinque ponti, datati tra il I e l'inizio del II secolo d.C. Risalendo la valle si incontrano, nell'ordine:
- Ponte delle Fate, il meglio conservato e ancora percorribile, con la sua arcata in grandi blocchi di pietra;
- Ponte Sordo;
- Ponte delle Voze, detto anche Ponte Muto;
- Ponte dell'Acqua;
- Ponte di Magnone, nella parte alta della valle.
Il Ponte delle Fate, nonostante il nome, sembra avere poco a che fare con le creature fatate: il nome viene ricondotto a una parola dialettale legata alle pecore, segno di quanto pastorizia e vie antiche siano state intrecciate su queste colline. Sul versante orientale della valle si trovano anche antiche cave sotterranee di Pietra di Finale, che potrebbero aver fornito materiale per la strada romana.
Come organizzare la visita
La Val Ponci si esplora a piedi o in bicicletta, risalendo il fondovalle fino alla Colla di San Giacomo, nei pressi di Magnone. In auto ci si avvicina dalla strada per Calvisio, deviando verso la località Voze, oppure dall'alto, da Magnone: dalla casa all'imbocco della valle sono pochi chilometri. Il percorso non presenta difficoltà tecniche, ma è lungo e in parte esposto al sole: scarpe da escursione, acqua e cappello sono indispensabili, soprattutto in estate.
Le stagioni migliori sono la primavera e l'autunno, quando la macchia è verde e le temperature sono miti; anche le giornate limpide d'inverno regalano belle passeggiate. Strade e sentieri sono frequentati da escursionisti e ciclisti, quindi fate attenzione nelle discese. Il Museo Archeologico del Finale propone periodicamente visite guidate nella valle all'interno delle sue iniziative di archeotrekking: per date e modalità consultate direttamente i canali del museo.
La sera, dopo una giornata tra grotte e ponti romani, il rientro a Finalpia è questione di pochi minuti. Casa Conti Vacca è a 300 metri dalla spiaggia, con tre balconi dove riposare le gambe e una cucina abitabile attrezzata per preparare la cena senza fretta. L'indomani il mare è lì, a portata di passeggiata.
Il mare a 300 metri da casa
Casa Conti Vacca è un appartamento climatizzato a Finalpia, Finale Ligure, a 300 metri dalla spiaggia: camera matrimoniale, seconda camera con letto a castello, letto singolo ed estraibile, doppi servizi, cucina abitabile e tre balconi. Fino a 6 ospiti.