La facciata barocca della chiesa di Santa Maria di Pia con il campanile medievale a Finalpia
Chiesa e abbazia di Santa Maria di Pia a Finalpia — foto: Wiki rkit · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Tra i tre nuclei di Finale Ligure, Finalpia è quello che si scopre con più calma. Non ha la vivacità del lungomare di Finalmarina né le mura di Finalborgo, ma ha un centro preciso, che si riconosce da lontano: il campanile in pietra dell'abbazia di Santa Maria di Pia, che svetta sopra i tetti vicino alla foce del torrente Sciusa. È anche il quartiere in cui si trova Casa Conti Vacca, quindi è probabile che diventi il vostro punto di riferimento per tutta la vacanza.

Un quartiere che è stato un comune

Finalpia è stata un comune autonomo fino al 1927, quando si unì a Finalmarina e Finalborgo per dare vita a Finale Ligure. Già nel 1868 le comunità di Calvisio e Varigotti avevano chiesto e ottenuto di unirsi a Finale Pia. Il nucleo storico, però, è sempre rimasto quello raccolto attorno alla chiesa abbaziale. Nel secondo dopoguerra le nuove costruzioni hanno saldato Finalpia al centro di Finale e alla frazione di Calvisio, ma girando per le vie vicine all'abbazia si avverte ancora il carattere del vecchio paese. La festa patronale è quella di Santa Maria Assunta, il 15 agosto: se siete in zona in quei giorni, programma e orari delle celebrazioni vanno verificati con la parrocchia o sui canali del Comune.

Le origini: una chiesa dedicata alla Madonna

La prima chiesa dedicata alla Madonna nella valle di Pia è documentata nel 1170. All'epoca apparteneva, insieme a due mulini, all'abbazia benedettina di San Quintino di Spigno. Al Duecento risale il campanile, la parte più antica oggi visibile: è costruito in pietra di Finale, ha tre ordini di finestre e termina con un'alta cuspide ottagonale. Nelle sale tra l'abside settecentesca e la sacrestia si conservano ancora archi, colonne e capitelli gotici, sempre nella pietra chiara del territorio.

Nel 1463 Viscontina Adorno, moglie di Giovanni I Del Carretto, promosse alcuni lavori, ricordati da un tondo in pietra con la Madonna e il Bambino ancora visibile in un ingresso di via Santuario. La svolta arrivò nel 1474, quando Biagio Galeotto Del Carretto chiese a papa Sisto IV di affidare il monastero ai monaci Olivetani, la congregazione benedettina riformata nata dall'esperienza di Bernardo Tolomei. I monaci ne presero possesso tre anni più tardi.

Il Cinquecento: terrecotte, codici e chiostri

Con i nuovi monaci e il sostegno dei Del Carretto, nel primo Cinquecento l'abbazia fu ampliata e arricchita. Arrivarono dalla Toscana le sculture in terracotta invetriata e policroma di Giovanni Della Robbia, realizzate tra il 1520 e il 1525, e quelle di Santi Buglioni, del 1530-1535. Fra' Antonio da Venezia intagliò il coro ligneo, e nel 1530 fra' Angelo da Albenga commissionò a Bartolomeo Neroni, detto il Riccio, una serie di libri corali miniati, oggi conservati alla Biblioteca Berio di Genova. Nello stesso secolo vennero costruiti il dormitorio, la sala capitolare, il refettorio e due chiostri con colonne in pietra di Finale, rimasti incompiuti fino al 1921.

La chiesa che vediamo oggi

L'aspetto attuale della chiesa si deve alla ricostruzione del 1724-1729, che la trasformò in un'aula unica, con la facciata decorata a stucchi che vedete nella foto. Nel 1728 la famiglia Prasca donò l'altare maggiore, che custodisce una Madonna col Bambino attribuita a Nicolò da Voltri, dipinta attorno al 1420. Tra il 1940 e il 1943 un monaco benedettino, padre Leandro Montini, affrescò la cappella monastica al primo piano con un ciclo dedicato all'anno liturgico. Ancora oggi l'abbazia è abitata da una comunità benedettina, che tra le sue attività produce miele.

Visitarla è facile: dalla casa si arriva a piedi in pochi minuti. Ricordate però che si tratta di un luogo di culto e di un monastero attivo: alcune parti non sono accessibili e gli orari possono cambiare. Informatevi prima, evitate i momenti delle funzioni e scegliete un abbigliamento adeguato.

Intorno all'abbazia: lo Sciusa e la spiaggia

Usciti dalla chiesa, basta seguire il torrente Sciusa verso la foce per ritrovarsi in riva al mare. La spiaggia di Finalpia, a circa 300 metri dalla casa, è comoda anche per una nuotata prima di cena; qualche idea per organizzare le giornate al mare la trovate in Estate a Finale Ligure. Verso ponente il lungomare conduce in circa un quarto d'ora a Finalmarina (ne parliamo in Cosa vedere a Finale Ligure); verso levante, oltre Capo San Donato, si arriva a Varigotti e all'inizio del Sentiero del Pellegrino. In pochi minuti di cammino, insomma, si passa da una chiesa con otto secoli di storia all'ombrellone: è uno dei piccoli lussi di stare a Finalpia.

Il mare a 300 metri da casa

Casa Conti Vacca è un appartamento climatizzato a Finalpia, Finale Ligure, a 300 metri dalla spiaggia: camera matrimoniale, seconda camera con letto a castello, letto singolo ed estraibile, doppi servizi, cucina abitabile e tre balconi. Fino a 6 ospiti.